Le due diverse visioni del mondo

giugno 12th, 2008

Sovente nel corso degli studi o durante le mie letture mi sono imbattuto nella dicotomia (apparentemente) insanabile tra due diverse visioni del mondo che puntualmente si ripropongono laddove sia necessario comprendere e descrivere fenomeni e dinamiche relativi alle complesse modalità di funzionamento di sistemi composti da una molteplicità di soggetti (siano essi persone o imprese ecc.) che decidono per ovvie ragioni di “sopravvivenza” di convivere in un determinato luogo.

Queste due differenti prospettive sono, a mio avviso, riscontrabili ed identificabili (in modo più o meno marcato, a seconda dei casi) in ogni disciplina che abbia ad oggetto lo studio del comportamento di soggetti che compongono una collettività e che, come accennato pocanzi, debbano giocoforza interagire per poter sopravvivere, crescere ed espandersi.

Si tratta in realtà di due diversi angoli visuali attraverso i quali osservare noi stessi ed il mondo che ci circonda che, quasi sempre, portano a conclusioni e ad interpretazioni completamente contrapposte e pertanto inconciliabili.

Ricordo, a tal proposito, un aneddoto legato ad un corso seguito presso la mia ex facoltà universitaria alcuni anni fa, quando dinanzi ad una platea imbarazzata ed anche un po’ spazientita un anziano, impacciato ed anche piuttosto burbero (ma di quelli che si ricorderanno per sempre) docente universitario, cercava di trasmettere questi concetti invitando improvvisamente noi alunni ad alzarci in piedi sulle sedie e ad osservare tutto ciò che ci circondava e che per noi aveva ormai assunto un aspetto molto familiare (sino ad allora). Ok, l’idea non fu molto originale, ma funzionò alla perfezione. Come è facile capire, superata l’ilarità e l’incredulità iniziali, l’aula fu invasa da un silenzio inatteso a testimonianza dello stupore e dello sconcerto generati dal fatto che tutti avevamo l’impressione di esserci trasferiti come per magia in un altro mondo completamente sconosciuto.

In fondo, la vita non è altro che la percezione di ciò che ci sta intorno e di ciò che ci accade, una percezione che è differente per ogni individuo e che può mutare se un evento esterno produce un’alterazione o un cambiamento consistente della percezione stessa.

Le due diverse visioni del mondo possono essere sintetizzate in questo modo: da un lato ci sono coloro i quali credono fermamente che (secondo un’impostazione di tipo “darwiniano”) gli individui agiscano solo ed esclusivamente in estrema competizione tra loro e che l’obiettivo prioritario di ciascuno debba essere la massimizzazione dei risultati e delle aspirazioni individuali (ricerca continua della Efficienza ed Efficacia individuali). Secondo questa impostazione puramente egoistica (ma non per questo sbagliata) la sommatoria dei comportamenti massimizzanti di ciascun soggetto facente parte della collettività dovrebbe condurre anche ad una massimizzazione del sistema nel suo complesso; dall’altro lato abbiamo invece coloro i quali (per ulteriori chiarimenti si consiglia la lettura della “teoria del dilemma del prigioniero” – Teoria dei Giochi di J. Nash) ritengono che in ottemperanza al principio sintetizzato dalle tre “E” (Efficienza, Efficacia ed Equità) sia auspicabile la ricerca di un risultato che già in fase di pianificazione e programmazione sia massimizzante per l’intero sistema (anche se ciò dovesse comportare il sacrificio iniziale di tutti o parte di essi a scapito della massimizzazione degli obiettivi individuali). Il risultato finale nel lungo periodo dovrebbe però produrre un maggior benessere collettivo ed un sostanziale miglioramento di ciascuno in virtù delle sinergie e delle economie di scopo poste in essere.

La prima ottica attraverso la quale “concepire il mondo” ha portato alla nascita del capitalismo e del liberismo economico con i pregi ed i difetti che ben conosciamo. La seconda, invece, ha dato vita al socialismo ed alle economie centralizzate e pianificate che hanno prodotto effetti aberranti nei paesi a dittatura comunista soprattutto nel recente passato (che si spera di non rivedere mai più).

Dove sia la verità, non starebbe a me dirlo. La mia idea in merito è che, come spesso accade, la verità stia nel mezzo. Ossia, nessuna delle due concezioni è giusta o sbagliata in assoluto ed in realtà, salvo rare eccezioni, le forme di mercato e di governo che si sono andate affermando nel mondo sono e sono state sempre il prodotto di combinazioni diverse delle stesse, e perdipiù mutevoli nel tempo.

Anche il Supply Chain Management, a mio giudizio, non ha potuto (e non si poteva fare altrimenti) sottrarsi al condizionamento di tali impostazioni

La globalizzazione dei mercati e delle culture, accompagnata ed accelerata dall’impetuoso sviluppo delle nuove tecnologie (non solo) informatiche e di comunicazione, spinge oggi le imprese a modificare il proprio angolo visuale dal quale osservare il mondo che, con la progressiva riduzione delle distanze spaziali e temporali, deve essere inevitabilmente più ampio. Pensare ancora oggi che i soggetti che appartengono alla stessa catena di fornitura, alla stessa filiera e (allargando in modo progressivo il grado di analisi) alla stessa catena del valore o allo stesso complesso di catene del valore interconnesse e facenti parte dello stesso network, possano continuare ad ottenere risultati economici soddisfacenti e soprattutto sostenibili, mediante l’adozione di politiche di stampo puramente egoistico ed individualistico tese a massimizzare gli obiettivi individuali in una guerra senza confini contro tutto e tutti, nascondendo quelle che sono le proprie informazioni ed escludendo qualsiasi forma di collaborazione ed alleanza con i soggetti che vivono all’esterno dell’azienda, è pura follia!!!

Oggi più che mai si rende necessario l’abbandono di tali concezioni e l’adozione di modelli di organizzazione e gestione completamente nuovi che inquadrino l’azienda all’interno di un contesto molto più ampio e complesso rispetto a quanto non si sia fatto in passato, con la consapevolezza che tale cambiamento costituisce l’unica strada percorribile al fine di salvaguardare il benessere e lo sviluppo delle imprese (e delle società alle quali appartengono) anche nel prossimo futuro.

Naturalmente tali cambiamenti anche se facili da comprendere in linea teorica, perché ispirati da logiche basate sul buon senso e sulla ragionevolezza, sono estremamente complessi e difficili da gestire e controllare quando si voglia passare al successivo stadio della loro auspicabile implementazione.

Questo perché non tutti sono capaci di coglierne l’effettiva portata, l’urgenza e l’efficacia degli effetti potenzialmente producibili  sulla propria azienda e sul sistema nel suo complesso.

Ecco perché, nonostante i notevoli progressi compiuti rispetto al passato, l’applicazione di  moderne forme e strumenti di integrazione quali i sistemi ERP o superiori, le piattaforme EDI, i contratti di partnership o partnering, la mappatura e reingegnerizzazione dei processi all’interno ed all’esterno dell’azienda (e quindi all’interno delle catene del valore) ecc. stentano a diffondersi ed a diventare degli standard largamente condivisi.

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Categorie: Logistica Economica e Supply Chain Management, Message in a bottle

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