Economia… proviamo a fare il punto della situazione
febbraio 6th, 2010
Gli effetti negativi della crisi sono ancora molto evidenti… Nonostante i numerosi tentativi delle istituzioni di diffondere notizie incoraggianti (parzialmente comprensibili) allo scopo di ripristinare un clima di “artificiosa” fiducia che, come si può facilmente intuire, costituisce un elemento importante per la ripresa (sebbene non il solo e di certo non quello decisivo) non possiamo nasconderci dietro ad un dito… siamo di fronte ad una vera e propria fase di recessione.
E’ ragionevole pensare che non avrà la portata e la durata della Grande Depressione degli Anni Trenta, perché gli uomini oggi hanno maggiore esperienza e strumenti per combattere la congiuntura negativa e perché quasi tutti i paesi avanzati si sono dotati di meccanismi anti-congiunturali che assicurano maggiori livelli di stabilità e impediscono oscillazioni eccessive del ciclo economico (attenuando le fasi di crescita e quelle di recessione), così come non si può non tener conto del fatto che inevitabilmente provocherà dei cambiamenti strutturali all’interno dei sistemi e degli equilibri produttivi, lasciando sul campo numerose vittime (soprattutto quelle appartenenti alle categorie più deboli)…
Bisogna inoltre aggiungere che a differenza del passato oggi la politica monetaria è sicuramente molto più incisiva perché accanto alla Federal Reserve americana siede un alleato di grande rispetto e calibro, ossia la BCE, che da anni ormai ha sottratto alle banche centrali dei paesi membri il potere di emissione di carta moneta e quello di manovra del tasso di sconto, relegandole ad una funzione (non meno importante a giudicare dai fatti accaduti) di meri organismi di vigilanza e di regolamentazione del credito a livello locale…
Non è certamente la prima volta che l’uomo si trova di fronte a problematiche di questo tipo e, sicuramente, non sarà l’ultima… Difatti, l’unica cosa certa è che la crisi dovrà finire prima o poi, altrimenti non si parlerebbe più di ciclo economico, il quale per definizione presenta l’alternanza di fasi di espansione e di fasi recessive… Alcune novità vanno però rilevate. Per la prima volta la congiuntura negativa si diffonde così rapidamente nel mondo… La globalizzazione, l’integrazione economica, tecnologica, politica, finanziaria, legislativa e produttiva determinano inevitabilmente la condivisione delle possibilità di crescita, delle opportunità di sviluppo, ma anche delle cause e degli effetti di stagnazione o nei casi più gravi (come quello attuale) di arretramento.
Se stagnazione significa crescita zero, la recessione implica un incremento del PIL decrescente e quindi il declino…
Vediamo un po’ gli effetti che si stanno manifestando in modo più o meno palese e non sempre evidenziati e raccontati correttamente dagli organi di informazione, in conformità con l’atteggiamento sopra citato secondo il quale se sono le aspettative razionali (come direbbero i nuovi classici) a determinare i consumi e le scelte ottimali degli operatori del mercato, allora basta semplicemente diffondere il convincimento che la crisi è ormai alle spalle per indurre a modificare i comportamenti economici… dimenticando che pur facendo leva sulla “percezione” degli individui, una percezione che in quanto tale è modificabile ed alterabile attraverso l’uso dei media, ci si scontra ineluttabilmente con il problema pratico della mancanza di liquidi (posso anche avere la percezione adulterata che tutto vada bene e che la crisi sia passata, ma se non ho i soldi necessari per comprare quello che desidero, la percezione la prendo e l’appendo al muro a mo’ di quadro)…
Dicevamo degli effetti e delle conseguenze della recessione… solo per citarne alcuni… disoccupazione in aumento, calo della domanda, abbassamento dei prezzi delle materie prime e di alcuni prodotti e servizi (soprattutto di quelli maggiormente flessibili per motivi intrinseci e perché legati ad una domanda ad elasticità elevata rispetto al prezzo e al reddito)… Maggiori ostacoli e resistenze all’accesso al credito bancario (sia da parte dei privati e sia delle imprese), senso di sfiducia diffuso, aumento delle persone che vivono attorno alla soglia della sussistenza, incremento delle domande di sussidi, chiusura di numerose attività commerciali… crescita dei tassi di clientelismo… aumento dell’evasione fiscale… crescita dei consensi per i partiti estremisti… aumento delle manifestazioni di intolleranza xenofoba… recrudescenza dei comportamenti e progressivo imbarbarimento culturale e civile…
Cosa fare? Eterno dilemma che ha da sempre diviso le diverse scuole di pensiero economico nel corso dei decenni passati… Meglio rilanciare l’economia mediante lo strumento monetario (politica che sta adottando il governo americano con le consistenti iniezioni di liquidità nel sistema finanziario destinata al risanamento dei conti delle banche sull’orlo del fallimento, finanziata dalla emissione di carta moneta) oppure attraverso una politica fiscale espansiva da realizzarsi inevitabilmente in deficit spending (visti i risicati e deficitari bilanci statali)?
La soluzione chiaramente va ricercata nella corretta individuazione di un mix equilibrato di misure di politica economica che utilizzi la politica monetaria per ridare ossigeno al sistema mediante l’incremento della liquidità ed il correlato e coordinato impiego di strumenti di politica fiscale che facendo leva sul meccanismo della riduzione dell’imposizione fiscale e dell’aumento della spesa pubblica favoriscano la crescita della domanda aggregata e quindi del reddito nazionale.
Cosa non facile da realizzarsi se si considera il fatto che l’emissione di nuove banconote determina pericoli inflazionistici, di indebolimento della moneta (con ripercussioni negative sul costo delle importazioni e sulla bilancia dei pagamenti) e mina la fiducia nei confronti degli stati che fanno un ricorso spropositato a tale espediente circa la solvibilità e la solidità finanziaria rispetto agli impegni assunti con l’emissione di titoli negoziati sul mercato mondiale (ricordiamo che gli USA hanno bisogno della fiducia dei risparmiatori cinesi sul dollaro)…
La politica fiscale espansiva genera invece un peggioramento dei conti pubblici in quanto la riduzione delle tasse si traduce in una diminuzione delle entrate pubbliche, ossia, di quelle entrate che sono indispensabili per finanziare in modo “virtuoso” la spesa pubblica (senza dover ricorrere invece all’indebitamento, attraverso l’emissione di titoli di stato)…
Non va dimenticato che l’Italia è un paese con un elevata propensione all’evasione e all’elusione fiscale (un malcostume che è scritto nel nostro DNA) e con un’economia sommersa di dimensioni considerevoli che viaggia parallelamente a quella ufficiale con cifre da capogiro… Questo aspetto peculiare degli italiani costituisce senza ombra di dubbio un carattere deprecabile e da correggere soprattutto attraverso la diffusione di principi etici fondati sulla cosiddetta “fedeltà fiscale” che dovrebbero permeare la società in modo approfondito e diventare col tempo parte di noi… Però, nella situazione attuale, con un debito pubblico così elevato e un deficit di bilancio che si ripresenta in modo ricorrente, tale anomalia italiota potrebbe rappresentare una importantissima risorsa nascosta con un grandissimo potenziale… L’emersione dell’economia sommersa (stimata attorno al 19% del PIL, con perdita del gettitto di oltre 100 miliardi di euro) e la lotta all’evasione in modo più incisivo consentirebbero contemporaneamente di aumentare il gettito fiscale e di ridurre le aliquote delle imposte con effetti positivi sul bilancio statale e sui consumi… Si determinerebbe, cioè, un processo virtuoso che rappresenta il sogno di tutti i macroeconomisti: risanamento dei conti concomitante ad un rilancio della domanda globale e, quindi, dell’economia, dello sviluppo e dell’occupazione (crescita)…
Politiche redistributive se sono auspicabili perché consentono di rispettare il principio costituzionale della equità, non producono grandi effetti espansivi se non interessano capitali ingenti ed inoltre incontrano le resistenze dei gruppi di potere e delle lobbies…
Al di là delle ricette di politica economica più appropriate, che sono giuste o sbagliate a seconda della visione del mondo che abbiamo e che pertanto non sta a me (in questa sede) stabilire quali siano più indicate… (pur ritenendo, come accennato poc’anzi, che occorra trovare una giusta combinazione delle stesse), vorrei evidenziare un elemento fondamentale che non deve essere trascurato e che da mesi va ripetendo il governatore della Banca d’Italia e, con lui, gran parte dei protagonisti del mondo finanziario e politico internazionale e cioè la regolamentazione efficace del mercato del credito che consenta di assicurare una maggiore trasparenza del comportamento degli operatori finanziari ed una maggiore efficacia delle Autority, degli organismi di vigilanza, delle società di revisione e di rating, in modo da scongiurare definitivamente fenomeni aberranti come quello dei “prodotti spazzatura” e dei mutui “subprime”, ossia di prestiti concessi senza le garanzie adeguate e in modo completamente avulso dalla valutazione dei coefficienti di rischio e dalle normali regole di buon senso che consentono di evitare accadimenti come quelli ai quali abbiamo assistito negli ultimi mesi e che sono culminati con lo scoppio della bolla speculativa immobiliare e con il fallimento di insospettabili colossi finanziari.
Una regolamentazione che non soffochi il sistema creditizio e non ostacoli con procedure burocratiche il funzionamento del mercato, ma che permetta di fissare i famosi “paletti” che segnagno il limite oltre il quale non è possibile spingersi anche se si decide di adottare politiche di conseguimento del profitto “audaci” e “spregiudicate”.
Senza questo punto importantissimo non si va da nessuna parte… Non c’è possibilità di ripristinare la necessaria fiducia nei mercati e saremmo esposti al rischio di una replica di quanto accaduto… perché gli operatori finanziari non hanno imparato la lezione e perché il dolce ricordo dei guadagni stratosferici e senza limiti fondati su una moltiplicazione artificiosa e fasulla del credito (attraverso ad es. i derivati) spingerebbe gli stessi protagonisti ora in difficoltà a riprodurre i medesimi comportamenti cercando di arraffare semmai più rapidamente di prima… l’occasione è troppo ghiotta per essere abbandonata…
Va evidenziato, per chi non ne avesse ancora avuto “la percezione”, che tutti i buoni propositi in materia di regolamentazione messi sul piatto dai maggiori esponenti del potere economico e politico nel mondo sono sino ad ora rimasti lettera morta, con buona pace degli organi di informazione…
PS. Un conto è il libero mercato con regole (certe, efficaci, chiare e con sanzioni adeguate in caso di trasgressione), un altro conto è invece il libero mercato senza regole, ossia, il caos. (E’ un pò come avviene nello sport, dove la presenza di arbitri imparziali, di regole chiare, condivise e di penalità consente agli atleti di vincere o perdere solo sulla base delle proprie doti e capacità).
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