Un paese senza identità…

ottobre 23rd, 2008

Eye_Sono processi irreversibili…

La riforma del sistema scolastico italiano è solo uno dei processi involutivi che da diversi anni ormai sono in atto nel nostro paese e che, lo si voglia o no, sono irreversibili perchè posti in essere e portati avanti da entrambi i poli (sebbene con strumenti e sfumature diverse)…

In un contesto internazionale sempre più burrascoso e competitivo l’Italia sta annegando nella sua mediocrità. Abbiamo l’insana abitudine di adottare nel modo peggiore tutti i processi ed i fenomeni che in altri paesi hanno già prodotto il disgregamento del tessuto sociale ed economico ed i cui effetti devianti sono ormai palesi. Le privatizzazioni selvagge fatte senza una strategia ben architettata e senza meccanismi efficaci di tutela e garanzia per il mercato ed i consumatori anziché portare ad un livellamento dei prezzi verso il basso a seguito delle spinte concorrenziali, si sono tradotte quasi sempre nella costituzione di oligopoli (governo di pochi) che hanno determinato un innalzamento delle tariffe dei servizi offerti, grazie ad accordi più o meno taciti tra i “vincitori” i quali si sono profittevolmente spartiti il mercato in quote soddisfacenti…

Il federalismo fiscale realizzato mediante tagli impulsivi o propagandistici senza predisporre delle solide basi di supporto all’implementazione del nuovo sistema di decentramento dei poteri, sulla scia della teoria ancora tutta da dimostrare secondo cui tutto ciò che viene gestito a livello locale debba giocoforza dar luogo a comportamenti virtuosi, più facilmente monitorabili e tali da migliorare anche il benessere e la qualità della vita dei cittadini…

Perché non si possano gestire anche a livello centrale in modo efficace ed efficiente servizi fondamentali come la scuola, la sanità, l’ordine pubblico, riscossione dei tributi… ancora non riesco a spiegarmelo… Una gestione efficiente ed efficace o lo è o non lo è… non conta se viene fatta da 100 o da 1. Anzi se fatta da 1 è più facilmente controllabile…

La riduzione dei controlli e l’attenuazione delle leggi e dei regolamenti che dovrebbero garantire in un mercato “veramente” liberista l’equità e la correttezza dei comportamenti di tutti i soggetti che vi operano (comprese le banche, le società di rating, quelle di revisione contabile e le multinazionali)…

Il ciclico ricorso alle casse dello Stato per risanare e scongiurare il fallimento di enti e società che svolgono funzioni di interesse pubblico (vedi banche ed assicurazioni) e che come tali dovrebbero essere assoggettati a forme di controllo molto più strutturate e dettagliate perchè, a differenza delle normali imprese di produzione, i capitali da essi impiegati per realizzare profitti non appartengono a soci che hanno deciso liberamente di comprare delle quote del capitale di rischio, bensì a cittadini ignari, piccoli risparmiatori che hanno invece una propensione all’azzardo molto bassa…


La riduzione progressiva dei finanziamenti alle università pubbliche ed il probabile dirottamento di parte di questi fondi a favore degli istituti privati porteranno alla dissoluzione del sistema di istruzione pubblico e nel prossimo futuro il diritto allo studio sarà garantito solo ad un gruppo ristretto di ragazzi privilegiati che per meriti non propri, ma semplicemente per essere fortuitamente nati in una famiglia facoltosa, potranno permettersi di frequentare le uniche facoltà davvero degne di definirsi tali, mentre la stragrande maggioranza dei figli del ceto medio impoverito dovrà ridimensionare le proprie ambizioni…

Sono processi irreversibili…Come già accennato, il nostro paese si limita a copiare il peggio nel modo peggiore

Le banche non saranno disposte (così come avviene negli altri stati scelti come modelli) a concedere prestiti a tassi vantaggiosi a studenti volenterosi ma senza garanzie patrimoniali…

Così come per la flessibilità del mercato del lavoro… si sono aboliti i diritti dei lavoratori frutto di anni di battaglie dispendiose delle organizzazioni sindacali e non si è pensato che l’abbattimento di tali pilastri del nostro welfare (in alcuni casi necessario perché non più sostenibile) avrebbe dovuto essere preceduto dalla predisposizione di tutte quelle garanzie che nei paesi evoluti consentono nelle fasi di transizione da un impiego ad un altro di condurre comunque una vita dignitosa (sussidi, incentivi). Invece l’attuale sistema del lavoro in Italia non prevedendo tali strumenti determina precarietà e povertà anziché una inevitabile ed accettabile flessibilità…

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Categorie: Attualità, Economia - Politica, Message in a bottle, Riflessioni

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